La candidatura di Bologna quale città che potrà ospitare le partite del Campionato Europeo 2016 ha scatenato gli appetiti dei costruttori che cercano di cogliere l’occasione per costruire ancora sollecitando l’attenzione della tifoseria.
Innanzitutto spostare lo stadio può non convenire a Bologna (la città) e al Bologna (la società). Oggi chi va allo stadio, i tifosi, e come ci va sono vissuti come un problema per gli altri cittadini, un problema di traffico e di parcheggi. Come Verdi pensiamo invece che andare allo stadio sia un’occasione di socialità che le famiglie bolognesi possono vivere utilizzando i mezzi pubblici, adeguatamente potenziati, andandoci anche a piedi o in bicicletta. Uno stadio in città a misura di famiglia, dove sia possibile portare anche i bambini, potrebbe diventare un affare anche in termini di incremento nelle vendite di biglietti e abbonamenti.
Inoltre è evidente che l’intervento dei privati nella costruzione dello stadio sarebbe comunque legato alla contrattata possibilità di costruire anche altre strutture, commerciali e residenziali, manomettendo in modo vistoso la recentissima pianificazione urbanistica comunale a cui pure i costruttori avevano dato l’assenso.
E’ dunque pienamente legittimo che ogni cittadino e gruppo portatore di interessi collettivi intervenga in questo dibattito nell’auspicio che l’esperienza di urbanistica partecipata inaugurata dal Comune di Bologna non resti confinata al solo comparto dell’ex mercato ortofrutticolo.