Il Comune di Bologna ha pubblicato il bando per la fornitura di derrate alimentari per i nidi d'infanzia per il triennio 2009-2011 (www.comune.bologna.it/comune/concorsi/gare.php). E come era facile presumere dalle dichiarazioni rilasciate dall’assessore Virgilio al termine dello scorso anno scolastico, l’amministrazione comunale bolognese continua a rifiutare il biologico o a considerarlo un optional. E questo contravvenendo a quanto disposto dalla legislazione regionale.
L’Emilia-Romagna dal 2002 possiede infatti una legge, della quale sono stata relatrice, che fondandosi sul principio della tutela della salute e dell’educazione alimentare dei ragazzi attribuisce un’importanza cruciale all’introduzione dei prodotti biologici nelle mense e promuove l’utilizzo di prodotti tipici e legati alla cultura e alla tradizione del territorio regionale. La bontà di quella legge è stata riconosciuta In convegni nazionali e internazionali. Eppure scorrendo il bando comunale tale legge non la si trova neppure citata.
Dando seguito a tale legge il 70 % dei Comuni dell’Emilia-Romagna ha introdotto nelle mense scolastiche pasta, frutta, verdura, pane, passata di pomodoro, olio d’oliva biologici, quindi la gran parte delle derrate consumate. Comuni vicini a Bologna come Argelato e Casalecchio raggiungono il 90 % di prodotti da coltivazione biologica.
Avendo letto e ascoltato tutta l’estate dichiarazioni sulla bontà dei prodotti da coltivazioni locali, perché mettono in valore la nostra agricoltura e per il basso impatto ambientale che essi garantiscono, ci saremmo inoltre aspettati che la clausola della provenienza territoriale fosse inserita nei bandi per le mense, traducendo così le parole in azioni concrete. Eppure niente.
Dando seguito a motivazioni che francamente fatichiamo a comprendere, il Comune continua infatti a non dare se non uno spazio residuale e poco più che simbolico ai prodotti biologici e di provenienza locale. Se c’è un incremento del costo del servizio, sempre minimo dato che il costo delle materie prime incide per il 15 % sul costo complessivo, questo non ha rappresentato un problema nelle altre città e comuni dell’Emilia-Romagna che a fronte di una precisa volontà si sono seduti al tavolo con le aziende che forniscono il servizio e hanno trovato una soluzione accettabile.
Nonostante i genitori si siano già dimostrati in più e più occasioni sensibili e questa scelta (ricordiamo come per la promozione del bio nelle mense si sia anche costituito un agguerrito comitato) evidentemente agli amministratori bolognesi mancano la sensibilità o la conoscenza adeguata per andare incontro alle richieste delle famiglie in tema di alimentazione scolastica.
Daniela Guerra
Presidente provinciale Verdi Bologna
Capogruppo Verdi Regione Emilia-Romagna