Secondo la capogruppo dei Verdi in Regione Daniela Guerra, “i dati dell’Osservatorio ambientale dell’Istat che collocano Ravenna tra le 10 città capoluogo con il maggiore livello di attenzione all’eco-compatibilità vanno valutati attentamente lasciando da parte prematuri toni trionfalistici”.
Come evidenziato dal rapporto e come riportato dai giornali, l’indicatore ambientale che più ha influito in questo balzo in avanti (dal 34° posto del 2006 al 9° posto del 2007) di Ravenna è la riduzione dei livelli di polveri sottili registrati dalle centraline di rilevamento presenti in città. Si sarebbe infatti passati da 46 giornate di sforamenti dei limiti fissati dall’Unione Europea a 19 sforamenti.
“Il miglioramento della qualità dell’aria non avviene per miracolo e la Regione stessa è perplessa rispetto a dati che sono difformi dal cosiddetto ‘fondo’ regionale”.
Nel corso della commissione regionale Ambiente che si è svolta giovedì della scorsa settimana, un rappresentante dell’Agenzia regionale per l’ambiente ha riconosciuto la strana discrasia tra i dati di Ravenna e quelli della altre città dell’Emilia-Romagna, strana perché le condizioni climatiche sono state pressoché uniformi, e ha annunciato che è in corso una verifica per chiarire se il sistema di monitoraggio nel territorio ravennate non abbia qualche falla.
L’Arpa di Ravenna, come si può verificare sul sito internet dell’agenzia per l’ambiente, ha segnalato nel rapporto sulla qualità dell’aria del 2007 come il calo degli sforamenti sia “sospetto”, a maggior ragione per il fatto che tale improvviso miglioramento della qualità dell’aria riguarda solo le tre centraline sistemate nelle aree residenziali e non le altre 8 presenti sul territorio comunale.
“In attesa che vengano effettuate le verifiche che forse ci spiegheranno il miglioramento de livello di polveri – prosegue Guerra - una situazione che continua a preoccupare è quella del porto, dove nel 2007 sono stati registrati ben 172 sforamenti della soglia di 50 microgrammi di PM10, in pratica un giorno ogni due. Il limite fissato dall’Ue, lo ricordiamo, è di 35 giornate di sforamenti. Una situazione di pericolo per la salute che sarebbe possibile attenuare se solo ci si attenesse agli accordi sul contenimento delle polveri siglati dall’Autorità e dalle imprese portuali che prevedono che le merci pulverulenti siano movimentate in spazi chiusi e non nei piazzali aperti”.