La bocciatura della Commissione europea all'utilizzo dei pedaggi stradali e autostradali per investimenti ferroviari (reso noto da una replica del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli all'interrogazione di un gruppo di deputati del Pd emiliano-romagnolo) conferma quanto fosse deleteria la scelta, compiuta in primo luogo dalla Provincia, di collegare il finanziamento del Servizio ferrobviario metropolitano bolognese al 'road pricing'. Ora si apre una vera e propria "crisi" per l'Sfm del capoluogo regionale. Destinare una parte degli introiti derivanti dai pedaggi di alcune tratte autostradali, in primo luogo il progettato e futuribile Passante Nord, al finanziamento del servizio ferroviario compromette la possibilita' di completare le infrastrutture ferroviarie necessarie alla citta' di Bologna.
Gia' l'anno scorso abbiamo sollevato il problema presentando nostre osservazioni al Piano della Mobilita' Provinciale. Con quel piano, infatti, la Provincia, se da un lato dichiarava di assumere l'Sfm quale 'sistema portante della mobilita' provinciale', dall'altro condizionava la sua effettiva realizzazione legandola ai fondi che si sarebbero ricavati dal 'road pricing', cioe' l'introduzione di un pedaggio allo scopo di disincentivare l'uso dell'asse tangenziale di Bologna per il traffico di attraversamento ed indirizzarlo sul Passante.
Ora il parere negativo della Commissione europea e la risposta del ministro Matteoli fanno saltare questo contorto meccanismo e mettono in crisi la pianificazione dei nostri enti locali. A questo punto i fondi necessari all'Sfm devono essere trovati semplicemente togliendoli al capitolo di spesa rivolto a strade e autostrade togliendo il trasporto ferroviario dalla sua cronica condizione di 'ultimo della classe' rispetto al trasporto su gomma.