La capogruppo dei Verdi dell’Emilia-Romagna Daniela Guerra ha depositato le osservazioni al progetto di polo energetico di Russi presentato da Powercrop.
Ricordando la tre giorni in corso a Ravenna su rifiuti, acqua ed energia, la capogruppo dei Verdi sottolinea come “a parole ci si riempie la bocca di buone intenzioni ambientali, poi però, nei fatti, si spalancano le porte a dei progetti che producono ricchezza per alcuni a danno dei cittadini e dell’ambiente”.
Sul progetto dell’ex Eridania Guerra ha depositato tre ordini di osservazioni. Le prime, di tipo energetico, evidenziano come l’impianto, contrariamente a quanto dichiarato, non potrà mai produrre 30 Mw di energia elettrica contando solo sulla filiera corta. Le 270 mila tonnellate all’anno di biomasse legnose che servirebbero non sono infatti recuperabili nella sola provincia di Ravenna. I proponenti del progetto non hanno neppure presentato dei pre-contratti con gli agricoltori.
In merito all’impatto sulla qualità dell’aria, secondo Guerra, sostenere che la centrale non inquinerà più dello zuccherificio, che tra l’altro è chiuso da tre anni e quindi il confronto non regge, significa non tenere conto del piano di risanamento della qualità dell’aria della Provincia di Ravenna. Piano, spiega, che classifica l’area come zona A, nella quale cioè non è consentito introdurre nuove sorgenti inquinanti senza nel contempo eliminarne altre.
Inoltre, precisa la capogruppo dei Verdi, quando il progetto fa il bilancio della CO2 che l’impianto immetterà in atmosfera, usa l’improprio paragone con l’ex zuccherificio senza tenere conto di tutta una serie di immissioni di gas ad effetto serra che derivano dai trasporti e dalla coltivazione della biomassa. Tali operazioni funzionali alla produzione di energia elettrica vanno ad alterare il bilancio zero spostando il piatto verso una maggiore emissione di CO2.
Infine, sono stati ignorati e hanno invece un impatto non irrilevante l’inquinamento elettromagnetico prodotto dal traliccio che collegherà la centrale alla cabina di immissione di Santerno, l’inquinamento acustico e quello luminoso.
“In sede di dibattito per l’approvazione del Piano energetico regionale – ricorda Guerra – gli interventi di tanti consiglieri, non solo il mio, hanno sottolineato come mancando il recupero di calore, vale a dire la contestuale produzione di teleriscaldamento, configuri un grande spreco energetico e come centrali di questo genere, anche perché poco lungimiranti dal punto di vista economico, debbano essere limitate. Continuando a moltiplicare le centrali elettriche sul territorio si contraddice un altro concetto chiave del Piano energetico regionale, secondo il quale più che sulla produzione occorre puntare sul risparmio e sulla riduzione degli sprechi”.