La crisi finanziaria che ha ridotto il valore delle società quotate in borsa e dei risparmi, portato alla chiusura di alcuni tra i più grandi istituti bancari e costretto i Governi dei Paesi occidentali a intervenire in maniera massiccia riversando sui cittadini i costi reali della crisi impone che si mettano in discussione alcuni dei comportamenti che regolano l’economia.
La creazione di forme di ricchezza fittizie e la speculazione finanziaria che hanno portato al crac sono il frutto di un sistema privo di regole, di una globalizzazione selvaggia e irrazionale, di un mercato distorto, di una finanza che si è concentrata sui meccanismi speculativi allontanandosi dalle economie reali.
Quelli che fino a ieri erano i principali fautori del libero mercato oggi chiedono e ottengono l’intervento pubblico per salvare il sistema: mille miliardi di euro solo per gli interventi tampone come la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà e per concedere liquidità alle imprese. Per salvare alcuni, i capi dei Governi hanno quindi scelto di impoverire tutti i contribuenti, sui quali verranno scaricati i costi dell’emergenza.
Ci si è affidati al mercato finanziario credendo che bastasse far viaggiare i capitali per produrre valore, mentre l’unico valore che cresce, anche nel pieno della crisi finanziaria, è quello dei diritti sulle emissioni di anidride carbonica e di gas serra, segno che di fronte all’avvicinarsi della scadenza del 2012 i Paesi sviluppati non sono stati capaci di tagliare le emissioni inquinanti e che alterano il clima.
Di fronte alla crisi finanziaria il Governo Berlusconi chiede di derogare agli accordi di Kyoto, per i quali finora non ha mosso un dito puntando invece tutta la sua politica energetica sul nucleare.
Piuttosto che suggerire deroghe e rinvii, l’attuale crisi della finanza insostenibile e la crisi produttiva che la seguirà dappresso dovrebbero insegnarci comportamenti sostenibili come il risparmio energetico e la valorizzazione delle produzioni locali, trasformarci insomma in consumatori, produttori e risparmiatori consapevoli. Valori solidi e innovativi in risposta a una finanza volatile e ad un capitalismo antiquato.
Un tempo i capitali ed i prestiti bancari erano finalizzati al sostegno della produzione. Nella finanza globalizzata i capitali sono serviti a transazioni unicamente speculative. Le operazioni bancarie sono diventate quanto di meno trasparente esiste, tanto che la sola richiesta di trasparenza, che di per sé è cosa banale, è un atto rivoluzionario. I risparmiatori dovrebbero sapere come e da chi vengono utilizzati i loro soldi.
Come diceva Herny Ford, “meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione”.