Secondo la capogruppo dei Verdi in Regione Daniela Guerra, ad Argelato è avvenuto un fatto grave e le cui conseguenze, se si allargheranno ad altre realtà, rischiano di portarci ancora più lontano dagli altri Paesi europei e da una gestione virtuosa dei rifiuti.
“Evidentemente sono stati commessi degli errori che hanno contribuito a determinare il risultato del referendum sul porta a porta. Errori nella fase di avvio del nuovo sistema, che se non è accompagnato da una adeguata e corretta informazione e se non coinvolge i cittadini finisce per essere vissuto come una insopportabile imposizione. Errori nel sostenere con convinzione una battaglia che è di civiltà e di salute, che guarda avanti invece di fermarsi alle difficoltà che accompagnano ogni novità, che sostiene il solo sistema in grado di risolvere il problema dei rifiuti senza moltiplicare all’infinito discariche e inceneritori. Errori nel non trovare col gestore del servizio una formula in grado di ammortizzare i costi del sistema di raccolta in modo tale da non farlo ricadere direttamente sui cittadini.
In Paesi come la Germania il porta a porta è un sistema che funziona da 20 anni e che è diventato il normale metodo di raccolta e di avvio a riciclo dei rifiuti. Grazie ad esso non solo si è ridotta a parte residuale la porzione di rifiuti che non possono essere recuperati consentendo quindi la chiusura delle discariche, ma è stata ridotta anche la percentuale di rifiuti prodotti per abitante, andando quindi a incidere a monte del problema.
Ovunque sia stato applicato ha portato a raggiungere percentuali di recupero dei rifiuti dal 60 all’80%, a seconda di come è stato messo in pratica. Anche nei comuni della nostra regione dove è stato adottato (Reggio Emilia, Forlimpopoli, Carpi, …) i risultati sono stati ottimi e lo scetticismo iniziale di una parte della cittadinanza è stato superato sul campo.
Pur prendendo atto del risultato del referendum comunale rimane il fatto che quello della raccolta domiciliare è l’unico modo per garantire il raggiungimento degli standard previsti dall’Unione europea e dalla legislazione nazionale e per fare in modo che i rifiuti vengano effettivamente riciclati e non vadano più ad alimentare il business di chi gestisce discariche ed inceneritori. Con questo dato di fatto ora ci si dovrà comunque confrontare.